WhiteBlood Foundation
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WHITEBLOOD FOUNDATION


Whiteblood intende rappresentare il plasma materico dell’Opera artistica e che il collettivo considera viva e, quindi, mutevole e mortale.


Il latino classico prevede due termini per distinguere altrettanti tipi di sangue: il sanguis, che scorre all’interno del corpo umano, e il cruor.


Whiteblood sgorga da feritoie create in questa nuova e complessa realtà dove le lacerazioni seppure virtuali sono mortali dolorose violente, i nostri avatar diventano più vulnerabili del nostro corpo che scompare sempre più a favore dell’ego digitale.


L’Arte non è morta ma l’Opera d’arte per il collettivo per vivere deve necessariamente morire.

La labilità, già concettualizzata nel manifesto del movimento, è caratteristica intrinseca dell’Arte e del suo valore a seconda del contesto sociale di riferimento.

 

Hegel diversamente da quanto affermato in passato, non si è mai spinto ad affermare che l’Arte è morta a dispetto di quanto affermato, invece, dagli storici marxisti o dagli estetologi lontani dai musei d’arte contemporanea per citare Angela Vettese e il filosofo Hans Georg Gadamer sosteneva che “l’Opera d’Arte è insostituibile: ciò resta vero persino nell’epoca della riproducibilità”.

 

Questo plasma racchiude in sè infinite rappresentazioni in ambito artistico e culturale.

 

Si pensi all’ androide Lance Bishop interpretato da Lance Henriksen nel film “Aliens – Scontro finale” che cessa di esistere in un lago di sangue bianco con continui rimandi al labile confine tra uomo e macchina o all’estasi di Marina Abramovic in “Holding the milk” ol al tema della 59esima biennale “The Milk of Dreams”.


Senza dimenticare Il latte + del “Korova Milkbar” in Arancia Meccanica o al Soma che rappresenta il succo ricavato da una pianta oggetto di offerta sacrificale nel Vedismo.

 

PROCESSI E INTENTI ARTISTICI

Il know-how è stato acquisito negli ultimi venti anni e il collettivo vanta esperienze pioneristiche nel settore anche tramite progetti cofinanziati e realizzati in concorso con le massime istituzioni dell’Unione Europea.

 

Il processo tecnico di realizzazione delle opere è unico sotto diversi profili (colore, strutturazione, miscelazione e pigmentazione delle fibre), i cui dettagli non sono oggetto di divulgazione in quanto tutelati nel contesto del portafoglio dei diritti di proprietà intellettuale e La lavorazione di “layup” delle fibre con le resine, la finitura e la super finitura superficiale sono interamente realizzate manualmente.

 

Le fibre separate vengono  reinserite in un tessuto e quindi utilizzate per realizzare l’Opera continuando a mantenere prestazioni molto elevate, pari a oltre il 90% rispetto alle fibre vergini.

 

Ogni scultura è unica e viene personalizzata sulla scorta del materiale di provenienza e delle esigenze artistiche di volta in volta rappresentate e dal committente finale.

L’Opera viene realizzata con fibre di carbonio riciclato e il materiale utilizzato ha una origine tracciabile e che consente di colorare di contenuti culturali e artistici.

NEUTRALITA’ CARBONICA

La Biennale di Venezia alla sua 59esima edizione ha deciso di impegnarsi in modo tangibile promuovendo un modello più sostenibile per l’allestimento e svolgimento delle proprie manifestazioni per giungere al conseguimento della neutralità carbonica.

L’ing. Sergio Durante socio fondatore del collettivo WhiteBlood ha partecipato a numerosi progetti internazionali in qualità di consulente e anche tramite le proprie aziende aventi ad oggetto l’utilizzo e il riciclo del carbonio.

Il reimpiego delle materie prime consentirà di ottenere vantaggi in termini di una riduzione del consumo di energia, e dunque di emissioni inquinanti.


L’intero processo creativo avviene con modalità di produzione sostenibili basate sul riutilizzo di materiali di scarto, concorrendo a garantire possibilità di una nuova vita a quei materiali che attualmente, una volta giunti al termine del proprio uso, venivano destinati allo smaltimento.

Il progetto Carbon Penguin intende sfruttare il carbonio di autoveicoli ed aeromobili prodotti oramai giunti al fine uso nei propri ambiti di sfruttamento.

L’Opera viene realizzata con fibre di carbonio riciclato e il materiale utilizzato ha una origine tracciabile e che consente di colorare di contenuti culturali e artistici.

Il progetto Carbon Penguin intende sfruttare il carbonio di autoveicoli ed aeromobili prodotti oramai giunti al fine uso nei propri ambiti di sfruttamento.

 

SCRIPOFILIA

TALIAN

L’uomo è fuggitore dei pericoli ma anche cupido di guadagni.

Questo è il principio che sta alla base della ricchezza analitica della filosofia di Machiavelli.

La dematerializzazione della ricchezza crea insicurezza nell’uomo ma mosso dalla cupidigia, l’uomo viene spinto a speculazioni finanziarie sempre più ardite che venivano in parte compensate con il possesso di oggetti rappresentativi della ricchezza quali i titoli azionari in forma cartacea.


Il certificato azionario oggetto di progetti artistici di WB era l’ultimo baluardo di una rappresentazione fisica e materiale della ricchezza.
Carta che depriva di materia e sangue i beni, i macchinari, le scrivanie, gli uomini e le donne e che si estingue definitivamente alla frontiera del digitale, divenendo mera informazione, brandelli di bit sorretti da altre substrutture condivise che solo per questo vengono definite reali, la fragile realtà, quindi, il tema di indagine filosofica e artistica del collettivo WB.

Il collettivo riesuma la carta e il titolo, privo ormai di ogni valore e lo carica di sostanza, di arte, colore e calore umano e così riprende materialità, forza, valore, umanità, unicità, danza gravitazionale tra opposti valori che disorienta, annichilisce e che evoca il ferormone primordiale del possesso, del controllo, spinta arcaica nell’essere umano.

La carta diviene, quindi, di nuovo reale, nel suo ecosistema che riporta nella realtà, il valore, il denaro, il lavoro che quella carta rappresentava o fingeva di rappresentare.

Il titolo aveva valore perchè rappresentava un valore riconosciuto dal sistema di riferimento.

Il titolo oggi torna a vivere e diviene Arte.

Arte che assume valore e quindi torna a essere merce e ad essere scambiata tra collezionisti capaci di comprendere le molteplici vibrazioni e allitterazioni concettuali che tale Opera può offrire.

L’opera Napster è pesante, densa di significato, rappresenta dissoluzione e ricomposizione presenta un punto di contatto con il titolo perché l’arte esiste, se goduta, posseduta, toccata, scambiata.

E tutti questi significati paiono compressi nell’Opera che viene, spinta, spezzata, compressa, racchiusa, dissolta e ricomposta con fughe improvvise e incontrollate.

il desiderio del contatto e del possesso viene amplificato anche da una estetica viva, ribollente, erotica e rampante.

Napster è Il primo lavoro che viene rappresentato come opera unica composta dall’originale titolo azionario di Napster Inc.

Napster, Inc. è stata pioniera dello sharing musicale via internet, rimettendo in discussione il recinto concettuale e giuridico entro il quale l’Opera musicale era protetta e l’indagine del collettivo si presta a scatenare con il proprio lavoro riflessioni concettuali, giuridiche, sociali circa l’intoccabilità dell’Arte che Napster vanamente ha cercato di demolire.
Napster ha diffuso l’idea che l’arte è di tutti e che i recinti giuridici nei quali viene compressa sono sistemi di riferimento fallaci, fragili e che necessitano di un totale ripensamento affinchè l’arte torni a essere vivida e vivente.

 

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The Napster
SCRIPOPHILY