WhiteBlood Foundation
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MANIFESTO ARTISTICO

 

Il Manifesto del Futurismo e della Cucina Futurista su “LE FIGARO”

 

Whiteblood Foundation nasce dall’incontro tra professionisti che vantano significative esperienze negli ambiti professionali di appartenenza nei quali hanno maturato e sviluppato specifiche sensibilità culturali e artistiche che hanno portato a interessarsi,  collezionare  e poi esprimersi nell’arte, in un collettivo dove poter destinare la propria conoscenza e consapevolezza artistica in un progetto comune e condiviso.

 

Il collettivo intende indagare su una matrice condivisa e ha ad oggetto la realtà e, in particolare affrontare i limiti del reale e così esplorare il tema della “fragile realtà”, fragile nel significato proprio vicino all’espressione “frangere”: spezzarsi, rompersi. 

 

Si dice che qualcosa è fragile quando questo qualcosa ha strutturalmente la caratteristica di rompersi, condizione che coinvolge fatalmente ogni cosa che vive, come l’uomo stesso, qualità che, tuttavia, dovrebbe venire sublimata nell’arte stessa.

 

L’opera artistica è da considerarsi viva (e mai eterna) mentre oggi, l’arte viene ridotta a oggetto  di intrattenimento e di scambio commerciale, spremuta e mantenuta in vita, immutata, immtabile e intoccabile attraverso codici e riti che annientano l’essenza stessa dell’arte che oramai languisce zombizzata nelle sue molteplici e infinite reiterazioni e rappresentazioni anche digitali.   

 

Il concetto del frangar non flectar  (mi spezzerò, ma non mi piegherò) è infatti fortemente indicativo di una condizione non adeguata ad assorbire i complessi meccanismi di interazione e di interferenza, tipici dell’identità, non solo artistica.

 

Il collettivo intende esaltare ed evidenziare quella fragilità che si combina con la  percettività sensibile, con la flessibilità che consente di mantenere gli equilibri fra le varie componenti tipiche dell’individuo e dell’uomo oggi sempre di più misurato, pesato e valorizzato come merce, come prodotto, come esercente una mera funzione tecnica in un complesso meccanismo alienante.

 

La labilità è un concetto che si lega alla fragilità; in realtà è il principio del flectar non frangar, cioè della flessibilità, dell’elasticità, della plasticità che genera capacità di adattamento e quindi “disponibilità” al cambiamento.

 

Trattasi di indagine in controtendenza, una sorta di onirismo dove l’attività creativa si esprime in condizioni di oscuramento della coscienza e razionalità e dell’istinto primordiale alla sopravvivenza e all’immortalità, in un mondo dove concetti come fragilità, caducità e morte vengono invece obnubilati attraverso false rappresentazioni e infinite e rassicuranti reiterazioni, veicolate in strumenti di intrattenimento e di fuga dalla necessaria presa di coscienza collettiva.

 

L’intento artistico del gruppo è, invece, proprio quello di spezzare i simulacri e  inseguire la realtà, come insegnava il grande Bardo: “ There are more things in heaven and earth, Horatio,  Than are dreamt of in your philosophy.”  (Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, /di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia).

 

Quindi lo scopo del lavoro del collettivo è la rappresentazione più autentica della fragile realtà, con evidenti ricadute in un realismo magico ma per questo non meno potente, cangiante, labile, caduco e mutevole.

 

E, quindi, tutto ambisce a divenire reale, autentico, esistente attraverso la rielaborazione di oggetti che intendono partecipare e mutare la realtà, la percezione della realtà e la sua portata anche soggettiva. L’arte è fatta del manufatto e dello spettatore. Sempre.
I sogni, le astrazioni e le visioni, come afferma il collettivo, citando il regista Cristopher Nolan, sono solo dei sottoinsiemi della realtà.